È stato rapido, improvviso, come un fiume in piena, che ingrossa man mano e poi straripa dagli argini, come una cascata che irrompe.
Cosi è stata. Era tutto cosi strano, anche vederla uscire dalla sua casetta, in una tranquilla mattinata, nella placida addormentata cittadina di mare.
Mi venne incontro sorridente, la vedevo senza dubbi, senza timori. Il suo volto per la prima volta, leggermente differente che nella foto, piccole pieghe del tempo e della vita, un volto luminoso, forte, e lei piccola, magra, uno scricciolo dentro una giacchetta morbida.
Un abbraccio veloce senza dubbi, di chi ha già deciso.
Ho sempre amato le case di mare, anche in inverno comunicano una sensazione di diverso, di non comune come se in quei posti ci fosse sempre una possibilità di fare “altro”.
La casa era carina, ma fredda. Non possiamo fare a meno di stare abbracciati, mi mostra casa veloce ma sono già dentro le sue braccia? Cosa dice il galateo in questi casi? Non è bello buttarsi cosi addosso no? La bacio lo stesso, la tocco e lei ricambia, e di colpo sento che inarca i reni per sentirmi meglio, mi vuole, è sicuro. Il lembo del perizoma esce fuori , lo prendo e lo tiro a me, il filo si conficco nella sua fica. Lei come scossa da una corrente elettrica, trema e ansima, ci troviamo sbattuti sul un mobile, io in piedi e lei in alto sul mobile con le cosce strette a me.
Forse una pausa è meglio? Un caffe fuori e poi torniamo dentro? “No” dice lei ansimando, “stiamo qui” e mi bacia.+

Un po sadicamente rilancio il gioco, cosi in fretta mi spiazza, allora la tocco, la palpo bene, ha un corpo sottile ma sodo, sente ogni mio tocco, le mie dita sono vicine alla sua fica, serra i denti forte, è una donna passionale e vorace e sento tutto la sua energia contro di me.
Ormai mi ha preso, accetto, e andiamo nella camera da letto, uno stereo manda musica house a tutto volume , la sento appena, come un ritmo mantrico che entra in me.
Senza fretta ci spogliamo, il suo corpo si manifesta piano piano, flessuoso come un giunco, sodo, scattante, ci troviamo nudi sotto le coperte e ci abbracciamo forti. La trovo molto dolce, ci baciamo come animali curiosi, annusandoci, leccando bene l’un l’altro. Baci sulla bocca, sui piccoli seni attendono la loro parte, sulla pelle della pancia cosi piatta e stretta.
Le mani la esplorano arrivando dentro la fica, bagnata come un lago, intrisa di umori…ha un buon sapore , intingo le mani e ne bevo, e faccio bere a lei.
Se chiudo gli occhi ricordo solo belle impressioni,. Ricordo il suo volto contratto dal piacere e sconvolto dal dolore di un piacere che tarda a montare e che la devasta senza pietà e poi l’urlo liberatorio, un corpo tremante.
Ricordo un corpo immenso nella sua bellezza, messo a novanta gradi, e li , nella pecorina che la sua bellezza risplendeva come mai…dolce e selvaggia, la mia puttana, cagna in calore come poche.

Una schiena vellutata impreziosita dai tatuaggi e un culo duro come il marmo. Duro e pronto a ricevere sculacciate e colorarsi di rosso.
Conservo questa immagine in me, il suo culo violato dal cuoio della mia cinta che si infrange sulla banca pelle. Come era candida e gioiosa nel provare anche giochi che non appartenevano al suo DNA, cosi amante della vita da dare lei fiducia e darla a me, cosi che si consegnò a me totalmente e quella mattina fu mia.
Senza confini e paure, lei voleva vivere la vita cogliendo il presente, ora e qui, senza passato e futuro, sospesa nel tempo.

Ci rivestimmo come se ci fossimo conosciuti da anni, e come una coppia consolidata andammo in un bar. Parole su parole svelarono la sua vita, e man mano che lei parlava il mio quadro era sempre piu preciso, una donna decisa, forte fino al confine tra egoismo e ragione, scelte sofferte ma consapevoli, lucide.
Ci lasciammo e vidi nei suoi occhi la traccia di un Addio. Non me lo disse, ma lo sentii, un brivido lungo la schiena. Il suo simbolo era la farfalla, libera senza gabbie, un altro fiore l’avrebbe attesa?